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Segni Mossi a Roma: l'evento conclusivo dell'anno scolastico

18 Luglio 2018

Nell'ambito delle lezioni aperte si è svolta una sessione particolare del laboratorio SEGNI MOSSI, presso la scuola Emily Dickinson di Roma, alla quale ha partecipato il Presidente di Mus-e Roma Stefano Micossi, e alcuni membri del Consiglio direttivo, tra i quali la famosa pittrice danese Gitte Thune Andersen, da tanti anni vicina al Progetto Mus-e e molto attiva nella relazione e nella motivazione degli artisti.

La scuola Dickinson si trova nel quartiere Tor Tre Teste, nella periferia Est della capitale, caratterizzato anche dalle case popolari di Viale Giorgio Morandi, bacino di utenza maggioritario della scuola che ha, negli anni, subito una trasformazione sempre più negativa. L’abbandono da parte delle istituzioni negli ultimi decenni ha fatto sì che i grandi edifici popolari, soprattutto nella parte che doveva inizialmente essere adibita a negozi, siano diventati teatro del più sfrenato abusivismo, che ha raccolto sacche di emarginazione e immigrazione irregolare. La zona delle cantine e dei garage, oltre ad essere ormai una discarica a cielo aperto, è purtroppo centro di spaccio di stupefacenti. La scuola, molto piccola (cinque classi di Primaria e tre sezioni di Scuola dell’Infanzia) opera in questo contesto sociale non facile ma ricco, nonostante ciò, di esperienze, potenzialità e capacità, sia da parte del gruppo docente che degli alunni.

Il laboratorio SEGNI MOSSI, ideato e realizzato dagli artisti Simona Lobefaro e Alessandro Lumare, parte dal presupposto che danza e disegno sono due modi di lasciare un segno (nella memoria dello spettatore la prima, su un supporto fisico il secondo) e sperimenta le conseguenze di questa intuizione. Non un’attività multidisciplinare quindi, quanto piuttosto un'occasione per riscoprire insieme un'unità tra linguaggi considerati solitamente separati. In Segni Mossi le produzioni grafiche come quelle coreutiche sono tracce di processi: non interessano i prodotti finiti, interessa principalmente far vivere delle esperienze, valorizzare il segno liberandolo da ogni subordinazione rappresentativa, agevolare la presa di consapevolezza del proprio corpo e delle sue potenzialità motorie e creative.

All'evento hanno partecipato anche le famiglie e tanti ospiti, ai quali è stata distribuita la scheda progetto, con obiettivi e metodologia, e un documento con il racconto della realtà del quartiere. Il grande coinvolgimento ci spinge a replicare quanto prima l'esperienza, che consente non solo di mostrare nella pratica il progetto, come nelle lezioni aperte, ma anche di diffondere informazioni sul lavoro metodologico e sull'ambiente in cui si va ad operare.