Leggi la storia di Yehudi Menuhin

Nel mondo della musica classica pochi nomi riescono a varcare la soglia della notorietà e diventare familiari anche al grande pubblico. Yehudi Menuhin fa parte di questa rosa di fortunati, e il suo percorso umano e di musicista “senza frontiere” è così affascinante che merita una riflessione.

Nel mondo della musica classica pochi nomi riescono a varcare la soglia della notorietà e diventare familiari anche al grande pubblico. Yehudi Menuhin fa parte di questa rosa di fortunati, e il suo percorso umano e di musicista “senza frontiere” è così affascinante che merita una riflessione.

 

Yehudi Menuhin nasce il 22 aprile 1916 a New York da una famiglia di ebrei molto religiosa. Fin da subito dimostra una facilità strabiliante nel suonare il violino, al punto che a soli 7 anni incanta il pubblico di San Francisco, eseguendo il Concerto op. 64 di Mendelssohn.
È davvero un bambino prodigio, benché lui stesso non ami questa espressione. Ha 10 anni quando inizia la prima tournée europea e dà il via ad una carriera sfolgorante che lo porta a collaborare con alcuni dei migliori musicisti del mondo.

 

A poco più di vent’anni, però, il giovane Menuhin si rende conto che è necessario rimettersi a studiare per migliorare gli aspetti tecnici della sua esecuzione, trascurati a causa dei numerosi impegni concertistici. Nonostante l’indubbia maestria, tuttavia, non sarà mai la perfezione tecnica a caratterizzarlo, ma una sonorità unica che sembra caricarsi di grandi valori spirituali. In questi anni giovanili registra le prime incisioni, considerate all’unanimità come il momento più alto della sua carriera e un punto di riferimento assoluto per le generazioni successive. Tra il 1935 e il 1936 toccherà ben 63 città in 13 Stati diversi, un vero record per quegli anni.

 

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Durante la seconda guerra mondiale tiene oltre 500 concerti per ospedali, basi militari alleate e campi della Croce Rossa. Nell’aprile 1945, insieme al pianista Benjamin Britten, suona per i deportati del campo di concentramento di Bergen-Belsen, dopo la sua liberazione. Nel 1947 torna in Germania, per suonare sotto la guida del direttore Wilhelm Furtwängler: un significativo atto di riconciliazione con il popolo tedesco, da parte di un musicista ebreo. Per la seconda volta, però, il grande violinista si ferma, rendendosi conto di non avere più quella facilità esecutiva che aveva caratterizzato la prima stagione della sua carriera. Le cause di questa stanchezza fisica e mentale non sono note, ma Menuhin cercherà di risolverle avvicinandosi alla meditazione e allo yoga, fino ad esplorare nuove vie musicali, come il jazz o la musica orientale. Intanto, nel 1963 fonda la Yehudi Menuhin School per formare giovani violinisti e nel 1969 diventa presidente dell’International Music Council dell’UNESCO.
Nel 1991 fonda la International Yehudi Menuhin Foundation a Bruxelles, e nel 1994 insieme al direttore d’orchestra Werner Schmitt e a Marianne Poncelet nasce il progetto Mus-e.

 

Nel 1995 celebra la liberazione di Nelson Mandela con un concerto, e nel 1996 conduce il Sarajevo Peace Concert sotto il patronato dell’Unione Europea e dell’Unesco. In questi ultimi anni intensifica sempre più le sue attività come promotore dei valori universali della pace e della musica. Muore il 12 marzo del 1999, dopo una breve malattia, e a lui Béla Bartòk dedica la toccante composizione Sonata per violino solo.