Mus-e Torino: “il teatrino dell’evoluzione”

Susanna è un’insegnante che partecipa da diversi anni al Programma Mus-e. Quando la incontriamo per questa intervista siamo alla Scuola Primaria Michele Lessona in  corso Regio Parco a Torino, istituto che aderisce al progetto Mus-e dal 2000. Susanna ci racconta i punti salienti della sua esperienza nelle classi coinvolte nei laboratori Mus-e.

Essere un’insegnante Mus-e

 

Uno dei punti salienti del progetto Mus-e è la sinergia tra l’artista e l’insegnante. Il programma dei laboratori è nato da una proposta dell’artista, ma è poi diventato uno strumento fondamentale per me come docente. In particolare, mi ricordo di un laboratorio che mi è stato molto utile per il corso di storia. L’artista aveva pensato a un programma che partisse dal big bang e si concentrasse sui dinosauri. Una bambina ha nominato uno degli elaborati del laboratorio ‘il teatrino dell’evoluzione’. Il fatto che la bambina abbia dato un nome di questo tipo, vuol dire che ha capito il concetto e l’ha interiorizzato. Così ho deciso di adottare il modello de ‘il teatrino dell’evoluzione’ per spiegare tantissimi concetti alle mie classi.

Inoltre, durante i laboratori Mus-e nei quali è l’artista a guidare la lezione, noi insegnanti siamo sempre in una posizione di osservazione. Essere osservatrice ti permette di avere una visione più larga e complessa sui bambini e di vedere attuarsi dinamiche altre rispetto alla quotidianità che il laboratorio porta con sé. Soprattutto perché quando fai lezione, sei concentrata su quella e non ti rendi conto di molte situazioni. Invece, poter essere esterni, ti permette di vedere dinamiche di classe e dinamiche individuali, oltre che di arricchire la percezione del gruppo e dei singoli bambini. Inoltre, quando l’artista di Mus-e entra in classe, inizia quasi contemporaneamente un percorso di autocritica del proprio modello da parte dell’insegnante, anche grazie all’osservazione della reazione della classe di fronte ad altre metodologie di fare lezione. Alla fine, quelle che hanno avuto riscontri positivi, le adottiamo e le inseriamo nella nostra cassetta degli attrezzi da usare in classe, durante le lezioni. Io le ho inserite in quasi tutti i corsi, dalla geometria alla matematica, alla geografia, alla storia.

Osservare i bambini che cambiano

 

Nel percorso dalla prima alla terza elementare assistiamo alla rinuncia di un piccolo egoismo a favore di una produzione collettiva. Si passa da una prestazione individuale a una prestazione collettiva. Per esempio: io disegno un dinosauro e lo colora l’altro bambino, rispettando in questo modo la scelta dell’altro. I bambini prepotenti si sono resi conto che potevano lavorare per trasferire e condividere il loro lavoro se abbandonavano il loro egoismo. Questo tema si declina anche nella gestione dello spazio in maniera diversa. Si arrivano a degli accordi per lavorare sul supporto condiviso, il modo di mettersi nello spazio, come posizionare il corpo per guardare e disegnare, come disporre i materiali. Tutto va nella direzione del rispetto nella condivisione… A volte capita che alcuni bambini camminino sopra il supporto e gli altri esprimono il loro disappunto e la loro attenzione e cura verso quest’ultimo. Tutto questo innesca dei processi di negoziazione e la costruzione di compromessi fra bambini che è davvero incredibile.

Noi insegnanti speriamo sempre che i bambini siano autonomi: l’autonomia è una parola che compare spesso nei nostri discorsi. Con il programma Mus-e io vedo concretamente questo processo. Per esempio un bambino che all’inizio era impulsivo e colorava con qualsiasi matita i disegni, arrivati alla fine del percorso, mi ha detto: «Ho bisogno di rifare il mio disegno», pur essendo un disegno ben fatto e sul quale io non avrei detto di cambiare nulla.

Uno degli aspetti più interessanti degli artisti Mus-e è la capacità di proporre un lavoro alla classe, lasciando la modalità di realizzazione a ogni singolo ragazzo. Piano piano il bambino arriva a gestire il proprio lavoro e in questo modo diventa consapevole delle proprie capacità e riesce a esprimere il proprio stile. Non essendoci un modello da seguire, ogni bambino trova uno spazio per esplorare e proporre il proprio modo di fare, aumentando la propria consapevolezza attraverso le scelte di colori, materiali e forme. Questo lo si vede attraverso un continuo confronto che si mette in atto nei laboratori: si chiede il perché della scelta e si chiede di esprimere le proprie motivazioni. Il bambino si interroga e lo vedi anche tu, che sei esterno al processo: è bellissimo quando chiedono un parere, quando vedi che non sono scelte automatiche, ma pensate.

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