Gianfranco e il teatro

Gianfranco è un bambino con ritardo che evidenzia molti tratti autistici. Quasi sempre è seduto al banco, da solo, spalle agli altri, fissando spesso un quaderno dove ci sono esercizi speciali per lui. Ad un certo punto, finalmente, è avvenuto l’incontro.

 

Non so perché quella mattina l’ho fatto. Fino a quel momento avevo sempre evitato:  paura di disturbarlo, di invadere il suo spazio. Mi sono avvicinata, l’ho accarezzato, gli ho chiesto: “ come va?”.  Lui mi ha detto qualcosa, ma non ho capito bene, e intanto mi sorrideva. Era morbido… no, non mi è sembrato proprio di dargli fastidio.

 

Nell’aula va dove lavoriamo immaginiamo di essere onde e rotoliamo. Forte di quella sensazione di morbidezza, non solo fisica, che avevo percepito, vado da Gianfranco, lo abbraccio e rotolo con lui. È contento! Ride, rilassato, disponibile:  si diverte tanto. Io quasi non ci credo. Mi commuovo, mi viene la pelle d’oca. Rotoliamo ancora e lui ride più di prima. Il maestro si avvicina e mi dice: “ È veramente bello vederlo ridere. Succede così di rado…” Da quel giorno l’ho sempre coinvolto, accarezzandolo, spostandolo, manipolandolo. Alla fine degli incontri gli chiedo sempre come va e lui, scherzosamente, risponde: “Lasciami stare, stupida!”. Adesso Gianfranco partecipa al laboratorio autonomamente. È come se avessi toccato il tasto giusto, e lui ha preso il via, come fosse la cosa più naturale del mondo. E finalmente eccolo lì, nel gruppo, a prendere parte a quell’esperienza insieme a tutti gli altri compagni…

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