Mus-e Brescia, quando i bambini sono al centro!

Maria Carini, da dodici anni coordinatrice di Mus-e Brescia, fin dal suo nascere, racconta la sua esperienza nell’Associazione, dopo averla cresciuta e curata con un chiodo fisso: attuare il meglio per i bambini.

 

L’idea base del progetto Mus-e, di portare l’arte nelle scuole dei piccoli (e non la storia dell’arte, come si poteva intendere col termine “arte” in generale molti anni fa), proprio l’arte, nelle sue molte forme e linguaggi, dalla musica alla danza, alle arti figurative, al teatro, mi aveva colpito molto, come ex insegnante che avrebbe avuto desiderio di condividere percorsi così vivaci con i bambini, per catturarli attraverso il fascino del fare qualcosa di bello subito, ma anche di duraturo, da serbare nel proprio bagaglio formativo.

 

Unire l’arte all’inclusione è stato come dare il senso concreto e profondo alla bellezza, inserendola in una situazione contemporanea emergente e di vasta portata, quale il fenomeno migratorio nella scuola e nel mondo di oggi, oltre che tener conto delle problematiche di chi è più fragile.

 

 

 

Quando abbiamo iniziato nel 2007, Brescia aveva da tempo una forte presenza di lavoratori stranieri nelle industrie manifatturiere; molti uomini erano arrivati da soli e solo successivamente erano stati raggiunti dalle famiglie, con le quali si erano stabiliti prevalentemente in residenze popolari, mescolandosi alle realtà sociali già presenti, o in vecchi e maltenuti edifici del centro storico o nei quartieri-cintura della città, rendendo multicolori i luoghi da loro adottati per risiedere.

 

In queste zone la vocazione all’accoglienza di alcune scuole ha coinvolto il progetto MUS-E, offrendo specialmente agli alunni con tradizioni e lingue diverse, momenti gratificanti di attenzione, aiutandoli a interagire e ad esprimere i propri sentimenti ed emozioni, cercando con l’aiuto necessario e valido degli artisti e degli insegnanti, di trascinare in questo sentire il gruppo-classe. 

 

A volte il percorso si è presentato particolarmente impegnativo. Negli anni i bambini si sono espressi attraverso i gesti, i segni, la voce e i movimenti con la propria esperienza personale, facendo apprezzare e scoprire doti nascoste e il loro bisogno di essere ascoltati e valorizzati. Nelle “lezioni aperte” e in progetti speciali, che permettessero loro di apprezzare anche le bellezze del territorio, abbiamo cercato di coinvolgere il più possibile i genitori per farli sentire a casa. Credo che i bambini partecipanti alla messa in scena di “Brimborium!” l’opera lirica al Teatro Grande, non la dimenticheranno per la vita, come pure quelli che si sono esibiti nella “lezione aperta” al Museo di Santa Giulia, con i molti genitori in visita al Museo, protagonisti per un giorno magico nella bellezza del Museo.

Vorrei aprire una parentesi sulle “lezioni aperte”, quando per uno strano miscuglio di fattori, l’arte diventa quasi magia. Si arriva spesso all’ultima prova, con ancora mille affanni. Gli artisti e gli insegnanti ci comunicano il loro sentire prima dell’arrivo dei genitori, più vicini al disastro che ad un esito fluido nonostante tanta preparazione. Ma ormai questo allarme preventivo, non mi preoccupa più, dopo tante lezioni così belle e interessanti che di solito smuovono anche l’attenzione di alcuni genitori distratti, non si sa cosa succeda, sarà l’adrenalina che entra in circolo nei bambini, sarà la concentrazione assoluta dell’infanzia, ma tutto fila liscio e piacevole. E non è perché apprezzerebbero qualunque cosa proposta dai loro bimbi, si capisce che davvero gli spettatori sono coinvolti. E se non lo fossero abbastanza, da qualche anno gli artisti preparano in segreto con i bambini una piccola sorpresa per la quale i genitori stessi diventino attori o cantanti o danzatori. E guai al genitore che non voglia partecipare! Ci pensano i bambini a incitarlo. E guai anche al genitore assente che ha fatto versare lacrime ai piccoli che non si sono sentiti importanti per lui!

 

 

Abbiamo lavorato in una scuola “di frontiera”, dove c’era un solo bimbo italiano nella classe e da ottobre ben 13 bambini nuovi, mentre molti dell’anno precedente se ne erano andati via.. Ma la difficile situazione è stata affrontata, pur con le complicazioni evidenti. Questa può essere la scuola oggi, che si affida alle capacità, anche di improvvisazione, a volte eccezionali, degli insegnanti, in un continuo mettersi alla prova e dove Mus-e può dare molto per contribuire all’equilibrio dell’educazione, attraverso professionisti preparati e instancabili, quali sono i nostri artisti.

 

Annamaria Denza, coordinatrice artistico-didattica, suggerisce:

“Con le proposte di laboratori mirati alle varie esigenze, con due artisti, alternati e in compresenza sulla classe e sullo stesso tema, si sono ottenuti risultati positivi, rispetto agli obbiettivi proposti, ambedue attenti al singolo, alla considerazione di sé e alle dinamiche tra i bambini.

 

Per coordinare meglio il lavoro in alcune classi è stato utile incontrarsi brevemente a metà percorso. Lo è stato in particolare dove durante l’anno si sono inseriti nuovi bambini, prendendo atto delle evoluzioni e involuzioni che potrebbero richiedere modifiche alla programmazione già in atto.”

 

In questo modo l’apprezzata presenza di Mus-e nelle scuole può essere maggiormente incisiva ed è una valida alternativa ad altre proposte: l’intervento di Mus-e è paragonabile al lavoro dell’artigiano che cuce su misura un manufatto e lo modifica a seconda delle esigenze per l’inclusione di tuttiPur rappresentando una risposta limitata nel mare dei bisogni, ci proponiamo, in risposta alle richieste degli insegnanti, di fare degli interventi di qualità, che, protratti per un triennio, lascino i loro frutti, sperando che restino nel cuore e nella mente dei piccoli allievi, quali memoria per il benessere individuale e dei gruppi classe.

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