Mus-e Reggio: il Mago di Oz va in Cina!

La Professoressa Elisabetta Benassi, coordinatrice locale di Mus-e Reggio Emilia, ha vissuto una delle esperienze di laboratorio più forti e, al contempo, soddisfacenti di tutta l’annata scolastica. Quella con i bambini cinesi delle classi quinte della scuola “Carducci” di Reggio. Assieme all’artista Francesca Bianchi, la prof. Benassi ha lavorato alla messa in scena de “Il Mago di Oz”
integrando il lavoro di laboratorio con la lettura in classe dei racconti dell’opera dello scrittore Frank Baum.


«La scuola Carducci è sempre stata quella – racconta la professoressa Benassi – col numero maggiore di bambini cinesi sin da quando abbiamo iniziato l’esperienza di Mus-e a Reggio Emilia. Diciamo che la posizione, geografica, della scuola è strategica per la comunità cinese, proprio perla vicinanza dell’istituto scolastico alle zone della Stazione, di Via Turri e Via Paradisi ad alta
concentrazione di immigrati cinesi. Oggi come oggi, i bambini stranieri sono distribuiti in quasi tutte le scuole della città, ma, nulla è cambiato nella forte relazione tra comunità cinese, ed i suoi bambini, e la Scuola Carducci. E’ bene ricordare che Reggio è la seconda città in Italia, dopo Prato, per numero di immigrati cinesi in Italia. Le famiglie cinesi, focalizzate su famiglia, lavoro e
guadagno, hanno grande rispetto per la scuola come strumento di emancipazione economica e sociale».

Professoressa Benassi, quali sono stati gli ostacoli che avete incontrato nella vostra proposta laboratoriale?
«Il primo ostacolo che abbiamo incontrato, è quello della lingua. Si è trattato di un problemancomplesso che abbiamo provato a semplificare il più possibile, con l’obiettivo di provocare, se possibile, un’accelerazione nell’apprendimento della lingua italiana. Il nostro obiettivo era quello di potenziarne l’apprendimento dando loro degli strumenti cognitivi ulteriori rispetto a quelli di cui
disponevano già».

Perché proprio i bambini di quinta elementare?
«Perché sono quelli che l’anno prossimo si troveranno ad affrontare la sfida più grande. Quella del “salto” in prima Media».

Gli ostacoli incontrati, dicevamo. Ve ne sono altri, presenti nella sua valutazione?
«Diciamo che avevamo anche la speranza di poter dare un nostro fattivo contributo a diminuire il tasso di abbandono scolastico dei bambini cinesi nelle nostre scuole. Purtroppo la percentuale di abbandono è ancora troppo alta, soprattutto per quanto riguarda quelli residenti nei quartieri antistanti la stazione»

Ci può spiegare come avete proceduto sia da un punto di vista operativo che didattico?
«Beh, il primo obiettivo è stato quello di mettere in

sinergia le risorse che avevamo a disposizione per questo progetto cercando di creare un’alleanza virtuosa tra vari enti ed associazioni. La parrocchia di San Francesco da Paola che, grazie al parroco Don Pietro Adani, ci ha concesso i locali dove far provare i bambini. La collaborazione continua di don Domenico Reverberi e Don Pietro Sun che ci hanno sempre seguiti in tutto il percorso artistico/formativo con la loro presenza ed aiuto discreto ma continuo. Un sostegno importante è arrivato anche dall’Istituto Artigianelli, cui va un ringraziamento particolare al suo presidente, Don Serafino Morlini, che ci ha sostenuto come sponsor, oltre ovviamente a Mus-e Reggio, che è motore costante di tutte queste iniziative».

Il secondo passo nel procedimento?
«Valutando quale disciplina artistica potesse meglio aiutare i ragazzini cinesi a vincere la ritrosia ad esprimersi in classe, ci è parso che il teatro fosse ideale perché potesse adattarsi meglio alle capacità dei bambini cinesi. Passando attraverso l’espressione corporea e la mimica del viso, oltre alla parola, abbiamo ritenuto che questi bambini potessero esprimere compiutamente la loro
interiorità per poi arrivare ad un vero arricchimento del loro linguaggio. Qui è entrata in scena la “nostra” – intesa di Mus-e – Francesca Bianchi. Attrice, regista. Francesca è una veterana di Mus-e avendo partecipato a tutti i corsi ed avendo percorso tutto il processo di formazione all’interno della nostra associazione di cui, in alternanza con Gian Domenico Silvestrone, è stata anche
coordinatrice artistica. Lei ha scritto i testi ed il “copione” della storia. Tra gli altri collaboratori, se mi consenti, colgo davvero l’occasione per citare, ringraziandoli tantissimo, Lucia Sangiorgi, che è insegnante certificata per l’insegnamento ai bambini stranieri

e Cesare, un ragazzo cinese, iscritto alla facoltà di Scienze della Comunicazione di Reggio che ha svolto il ruolo di mediatore culturale edi traduttore. Senza di loro, questo laboratorio non sarebbe stato possibile».

 

Professoressa, come si sono svolti i lavori?
«Il laboratorio si è svolto nelle ore pomeridiane dopo la scuola, con un gruppo di 11 bambini. L’idea iniziale era quella di dividerli in due gruppi, alternandosi in un’ora più “rilassante” di rapprese

ntazione pura ed una più “stringente” fondata maggiormente sulla didattica. Fin da subito, però, ci siamo accorti che i bambini erano spaesati. Non riuscivano a capire la lingua ed a

seguire le istruzioni. Quello che abbiamo rilevato è stata una grossa differenza a livello di patrimonio linguistico – italiano – da bambino a bambino e questo ha condizionato non poco il nostro impatto iniziale»

Come avete ovviato a questa problematica?
«Diciamo che ciò che inizialmente ritenevamo un lavoro troppo mnemonico è diventata la nostra àncora di salvezza e ciò che ha fatto indubitabilmente la differenza. Francesca ha scritto molto rapidamente una “nuova” scenografia con dei testi fissi che sono stato poi dati ai bambini che li dovevano imparare e ripetere per come erano, senza alcuna interpretazione personale. Qui va dato un grande merito a Lucia e Cesare che si sono inventati di sana pianta un metodo comunicativo con i bambini rivelatosi efficacissimo: ogni giorno avrebbero dovuto inviare ai bambini una chat vocale con le pronunce corrette e la correzione degli errori che i bambini avrebbero dovuto ascoltare e ripetere correttamente il giorno dopo durante il laboratorio. Dimostrando, quindi, applicazione e capacità di apprendimento oltre che il desiderio di migliorare quotidianamente».

Il risultato vi ha soddisfatto?
«E’ stato positivo. Dal punto di vista didattico si può sostenere che questi incontri sono stati troppo pochi per aver inciso profondamente nelle capacità di apprendimento dei bambini, ma posso affermare che dal punto di vista psicologico è stato un grande risultato perché i bambini hanno mostrato un grande miglioramento dal punto di vista dell’approccio all’apprendimento e
della volontà di “stare” dentro un percorso scolastico strutturato. Questo ci è anche stato confermato dalle maestre con cui ci siamo costantemente confrontati e che, addirittura, hanno fatto da “amplificatore” dei nostri laboratori con il loro lavoro in classe».

Professoressa, per concludere, un suo pensiero finale su questo tipo di esperienza…
«Pur tra mille problemi e numerosi punti interrogativi sul percorso formativo di questi bambini, nonché sulle prossime sfide scolastiche che li vedranno protagonisti, quello che possiamo dire è che l’arricchimento linguistico, culturale e personale, c’è stato. E’ indiscutibile. Lo abbiamo potuto toccare con mano. Sarà sufficiente per tenere i bambini nell’ambito della scuola e della frequentazione delle lezioni? L’auspicio di Mus-e Reggio, il mio personale e quello di tutti noi è che il lavoro fatto quest’anno possa averli stimolati positivamente in tal senso».

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